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Capire i titoli di Stato

BOT e BTP o conto deposito: le differenze

BOT e BTP o conto deposito: rendimento netto con tasse al 12,5% o al 26%, garanzia fino a 100.000 euro, ritiro anticipato, ISEE. Con esempi in euro.

di Matteo Todeschi · · 8 min di lettura

In breve

  • Gli interessi del conto deposito sono tassati al 26%, quelli di BOT e BTP al 12,5%. Un conto deposito al 3% lordo rende il 2,22% netto, un BTP comprato a 100 con cedola del 3% il 2,63%.
  • Il tasso lordo che un conto deposito deve offrire per rendere come un titolo di Stato si ottiene dividendo il rendimento netto del titolo per 0,74. Per un BTP al 3% lordo serve un conto deposito al 3,55%.
  • Il conto deposito è coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000 euro per persona e per banca. BOT e BTP dipendono dallo Stato che li emette, e se la banca che li custodisce fallisce restano del cliente.
  • Da un conto vincolato spesso si può ritirare prima, di solito rinunciando agli interessi maturati. BOT e BTP si vendono in Borsa in qualunque giorno, al prezzo del momento, che può essere più alto o più basso di quello pagato.
  • I titoli di Stato sono esclusi dall’ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare ed esenti dall’imposta di successione. Il conto deposito rientra in entrambi.

Un conto deposito è un conto in banca che paga un tasso fisso sulle somme depositate, libere o vincolate per un periodo che va di solito da un mese a qualche anno. BOT e BTP sono titoli di Stato italiani: pagano un interesse fino alla scadenza, che va da pochi mesi a 50 anni. In tutti e due i casi chi tiene i soldi fino alla fine sa in anticipo quanto incasserà.

Sugli interessi del conto deposito si paga il 26%, su quelli dei titoli di Stato il 12,5%, ed è la differenza che pesa di più sul rendimento. Cambiano anche la garanzia sul capitale e quello che succede se i soldi servono prima della scadenza.

Le differenze in una tabella

Conto deposito BOT e BTP
Cos’è un deposito in banca un prestito allo Stato italiano
Durata libero, o vincolato da un mese a qualche anno da pochi mesi a 50 anni
Tasse sugli interessi 26% 12,5%
Bollo 0,2% l’anno 0,2% l’anno sul conto titoli
Garanzia fondo di tutela dei depositi, fino a 100.000 € per banca lo Stato che li emette
Se i soldi servono prima dipende dal contratto, spesso si perdono gli interessi si vendono in Borsa al prezzo del giorno
ISEE conta per intero esclusi fino a 50.000 € per nucleo
Imposta di successione si paga, oltre le franchigie esenti

Qui si parla dei conti deposito delle banche. I libretti di risparmio postale e i buoni fruttiferi postali hanno regole proprie: sono garantiti dallo Stato e, come i titoli di Stato, sono esclusi dall’ISEE entro i 50.000 euro.

Il rendimento netto: 26% contro 12,5%

Le offerte di conto deposito indicano di solito il tasso lordo. Dagli interessi si toglie il 26%, come ricorda la Banca d’Italia, mentre sugli interessi dei titoli di Stato si toglie il 12,5%.

Un esempio ipotetico con 20.000 euro per 3 anni, su un conto deposito vincolato al 3% lordo oppure su un BTP a 3 anni con cedola del 3%, comprato a 100:

Conto deposito al 3% BTP al 3%
Interessi lordi in un anno 600 € 600 €
Tasse -156 € -75 €
Interessi netti in un anno 444 € 525 €
Interessi netti in 3 anni 1.332 € 1.575 €
Rendimento netto annuo 2,22% 2,63%

Con lo stesso tasso lordo, il BTP incassa 243 euro in più in tre anni. Il bollo dello 0,2% l’anno, circa 40 euro su 20.000, si paga su entrambi e non cambia il confronto. Come si calcola il rendimento di un BTP comprato sopra o sotto 100 lo spiega l’articolo su cedola e rendimento.

Il tasso del conto deposito che rende come un titolo di Stato

Per confrontare un’offerta di conto deposito con un titolo di Stato della stessa durata si divide il rendimento netto del titolo per 0,74, cioè per la parte degli interessi che resta dopo la tassa del 26%. Il risultato è il tasso lordo che il conto deposito dovrebbe offrire per dare lo stesso netto:

Rendimento netto del titolo di Stato Tasso lordo del conto deposito equivalente
2% 2,70%
2,5% 3,38%
3% 4,05%
3,5% 4,73%

Lo stesso calcolo, fatto con i titoli quotati oggi per durate da 6 mesi a 5 anni, è nel riquadro in cima alla pagina. Il rendimento netto di ogni titolo di Stato in Borsa è nella tabella dei titoli.

Chi garantisce i soldi

I soldi su un conto deposito sono un prestito alla banca. Se la banca fallisce, li rimborsa il Fondo interbancario di tutela dei depositi, o quello delle banche di credito cooperativo, fino a 100.000 euro per depositante e per banca, interessi compresi, entro sette giorni lavorativi. Il limite vale per tutti i depositi della stessa persona nella stessa banca, conto corrente compreso; un conto cointestato si divide in parti uguali fra i titolari. La parte oltre i 100.000 euro non è coperta.

Per le banche di altri Paesi dell’Unione europea che offrono conti deposito in Italia vale di solito il sistema di garanzia del loro Paese, con lo stesso limite di 100.000 euro fissato dalle regole europee.

BOT e BTP sono invece un prestito allo Stato, e il loro rischio dipende dallo Stato italiano, non dalla banca. I titoli che la banca custodisce nel conto titoli restano del cliente: l’articolo 22 del Testo unico della finanza li considera un patrimonio separato da quello della banca, su cui i suoi creditori non possono rivalersi. Il fondo di tutela dei depositi non copre i titoli, perché non sono depositi, ma copre la liquidità sul conto corrente collegato, dove arrivano cedole e rimborsi. Il rischio dell’emittente è solo uno dei rischi dei BTP: per chi vende prima della scadenza conta anche il prezzo.

Se i soldi servono prima della scadenza

Il conto deposito libero permette di ritirare in qualsiasi momento, senza penali, e di solito paga meno di quello vincolato. Da un conto vincolato, secondo la Banca d’Italia, le banche spesso consentono di ritirare prima della scadenza, di solito con la rinuncia agli interessi maturati. Alcuni contratti non lo prevedono, altri riconoscono un tasso più basso. Il capitale, in ogni caso, torna intero.

BOT e BTP non hanno vincoli: si vendono in Borsa in qualunque giorno di mercato, al prezzo di quel giorno. Il prezzo può essere più alto o più basso di quello pagato, a seconda di come si sono mossi i rendimenti: per un BTP a 3 anni, se i rendimenti salgono di un punto, scende di circa il 2,8%.

Nello stesso esempio dei 20.000 euro, i soldi servono dopo un anno invece che dopo tre. Dal conto vincolato si riprende il capitale e si perdono gli interessi; il BTP si vende al prezzo del momento, dopo aver incassato 525 euro di cedole nette:

Rendimenti dei titoli a 2 anni, dopo un anno Conto vincolato chiuso prima BTP venduto
scesi al 2% 20.000 € 20.866 €
fermi al 3% 20.000 € 20.525 €
saliti al 4% 20.000 € 20.144 €
saliti al 6% 20.000 € 19.410 €

Con il conto vincolato il risultato è noto in partenza. Con il BTP dipende dai tassi: nell’esempio le cedole incassate coprono un rialzo dei rendimenti di un punto, mentre con un rialzo di tre punti si perdono 590 euro. Su un BTP più lungo la stessa variazione dei tassi muoverebbe il prezzo di più. Il calcolo per un titolo preciso si fa con il simulatore di vendita prima della scadenza, e il meccanismo è spiegato nell’articolo su vendere un BTP prima della scadenza.

Costi, durata e pagamento degli interessi

Il contratto di un conto deposito può prevedere un canone annuo e spese di apertura o di chiusura, che pesano sul rendimento come una tassa in più. Il bollo dello 0,2% l’anno si paga anche sul conto deposito, come sul conto titoli, perché i depositi rientrano nella stessa imposta dei prodotti finanziari secondo la circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 48/E del 2012. Alcune banche lo pagano al posto del cliente.

Per BOT e BTP si pagano le commissioni della banca o del broker, all’acquisto e all’eventuale vendita. Pesano poco sugli importi grandi e sulle durate lunghe, molto su quelli piccoli e brevi: 10 euro su 20.000 euro per 3 anni tolgono meno di 0,02 punti l’anno, su 2.000 euro in un BOT a 6 mesi circa un punto. I passaggi pratici sono quelli per comprare BTP e BOT.

Il conto deposito paga gli interessi alla fine del vincolo o a scadenze fisse, secondo il contratto. Il BTP paga una cedola ogni sei mesi, il BOT tutto alla scadenza. I vincoli dei conti deposito arrivano di solito a qualche anno, mentre con i titoli di Stato si può fissare un rendimento anche per 10, 20 o 30 anni. Alla scadenza, in entrambi i casi, i soldi si reinvestono ai tassi di quel momento.

ISEE e successione

Dal 2025 titoli di Stato, buoni fruttiferi postali e libretti postali sono esclusi dal patrimonio dell’ISEE fino a 50.000 euro per nucleo familiare, mentre il conto deposito conta per intero. Per una famiglia di tre persone, 50.000 euro tenuti in titoli di Stato invece che in un conto deposito possono abbassare l’ISEE fino a circa 4.900 euro. Conta però il patrimonio di due anni prima, come spiega l’articolo su titoli di Stato e ISEE.

I titoli di Stato sono anche esenti dall’imposta di successione. I depositi invece rientrano nell’eredità, anche se per il coniuge e i figli l’imposta si paga solo sulla parte che supera 1 milione di euro ciascuno.

Da cosa dipende la scelta

Fra un conto deposito e un titolo di Stato con la stessa durata contano soprattutto:

  • quando possono servire i soldi: un conto libero non ha vincoli né oscillazioni di prezzo; se la data è nota, un vincolo o un titolo che scade in quella data fissano il rendimento fino alla fine;
  • il rendimento netto alla stessa durata: il tasso lordo del conto deposito si confronta con il rendimento netto del titolo diviso 0,74;
  • quanto si tiene nella stessa banca: la garanzia sui depositi arriva a 100.000 euro per persona e per banca;
  • ISEE e successione, quando contano per la famiglia.

Il metodo completo per scegliere un titolo, dall’orizzonte al rendimento netto, è nella guida su come scegliere un’obbligazione. Un’altra alternativa con una data di fine sono gli ETF obbligazionari a scadenza.

Domande frequenti

Conviene di più un BTP o un conto deposito?

Dipende dal rendimento netto alla stessa durata e da quando possono servire i soldi. A parità di tasso lordo il titolo di Stato rende di più, perché i suoi interessi sono tassati al 12,5% invece che al 26%: per rendere come un BTP comprato a 100 con cedola del 3%, un conto deposito deve offrire circa il 3,55% lordo. Il conto vincolato, in cambio, restituisce il capitale intero anche se lo si chiude prima, quando il contratto lo consente; un titolo venduto prima della scadenza può valere meno di quanto è costato.

Come si confronta il tasso di un conto deposito con un BTP?

Si divide il rendimento netto del titolo di Stato per 0,74, la parte degli interessi che resta dopo la tassa del 26%. Un BTP che rende il 2,6% netto equivale a un conto deposito al 3,51% lordo. Il confronto ha senso alla stessa durata: un vincolo a 2 anni con un titolo che scade fra circa 2 anni.

Quanto si paga di tasse su un conto deposito?

Il 26% sugli interessi, trattenuto dalla banca quando li paga. Si aggiunge il bollo dello 0,2% l’anno sulla somma depositata, lo stesso che si paga sul conto titoli per BOT e BTP. Alcune banche lo pagano al posto del cliente.

Il conto deposito è più sicuro dei BTP?

I rischi sono diversi. Il conto deposito dipende dalla banca, ma fino a 100.000 euro per persona e per banca è coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi. BOT e BTP dipendono dallo Stato italiano e non hanno questa copertura, perché non sono depositi; se fallisce la banca che li custodisce restano comunque del cliente. Il loro prezzo, inoltre, oscilla se si vendono prima della scadenza.

Si può ritirare prima da un conto deposito vincolato?

Dipende dal contratto. Secondo la Banca d’Italia spesso si può, di solito rinunciando agli interessi maturati; alcuni contratti non lo consentono, altri riconoscono un tasso più basso. Il capitale torna intero. Un BOT o un BTP, invece, si vende in Borsa in qualunque giorno, al prezzo del momento.

I BTP sono coperti dal Fondo di tutela dei depositi?

No. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi rimborsa i depositi, come conti correnti e conti deposito, fino a 100.000 euro. I titoli di Stato nel conto titoli non sono depositi: per legge sono un patrimonio separato da quello della banca, quindi restano del cliente anche se la banca fallisce. È coperta invece la liquidità sul conto corrente collegato, dove arrivano cedole e rimborsi.

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